venerdì 24 luglio 2015

I Territori del Nord

I versi degli uccelli tropicali fanno da sottofondo esotico al nostro approdo australiano a Darwin, nei Territori del Nord, un nome che fa tanto  mitologia fiabesca tipo il Signore degli Anelli. 

Dopo aver tremato (ma neanche troppo) per un controllo supplementare ai passaporti di Luca, Alberto ed Elisabetta (la Vale ed io  siamo passati indenni che già scherzavamo salutandoli potendo proseguire il viaggio da soli) abbiamo ritirato e fatto uscire le valigie dall'aeroporto senza alcun problema. 

Anche Gedeone, il drone clandestino imbarcato nel bagaglio a mano, ha superato indenne la spruzzata di raggi x al metal detector. 

Ora, dopo un tragitto alquanto costoso con la navetta per gli alberghi (70 euro per 5 andata e ritorno) stiamo oziando nelle nostre suite vista mare al Mantra Esplanade. 

Non so ancora come butta la serata (se ce ne sarà una...) ma i ragazzi sembrano intenzionati a resuscitare e a perdersi nei dintorni del nostro albergo (Mantra Esplanade) che si trova vicino al porto di questa cittadina che, oltre al primato di essere stata l'unica attaccata dai giapponesi nella seconda guerra mondiale ed a quello di essere stata praticamente distrutta da un ciclone negli anni 70, tanto da offrire non ha.


Come ha detto Luca, però, è vero che non c'è niente da vedere, ma bisogna godersi il clima, sciallo e trasandato che ti accoglie una volta qua.

Cosa che puntualmente accade.

Nel Bicentennial Park, proprio qui sotto, frotte di ragazzi a petto nudo bivaccano sul manto erboso, bevendo birra e seguendo incuriositi le evoluzioni di Gedeone. L'intenzione era di riprendere col movimento aereo, la bellezza di questo tramonto caldo al punto giusto che accompagna questa nostra prima uscita. Vedremo nei prossimi giorni, scaricandone i filmati, se l'impresa è riuscita bene.


Lassù in alto a sinistra il drone Gedeone...
Gli odori caldi ed armoniosi di queste piante tropicali che a me sembrano appartenere ad un altro mondo, riescono persino a fare breccia nello stordimento da stanchezza che ci fa barcollare, pressoché stremati, alla prima steak house che troviamo sulla nostra strada. 
Niente di che, per la verità e, tornando a casa, ci accorgiamo che la movida darwiniana, sta tutta in ben altri locali, chiassosi e ricolmi di giovani.

Sui marciapiedi, spesso accasciati e devastati dall'alcol, diversii gruppi di aborigeni interpretano delle parti avulse e tutte chiuse in se stesse, come se non avessero mai avuto (cosa che, in fondo è purtroppo vera) un benché minimo contatto con il mondo degli invasori bianchi.



Il primo assaggio del ritorno è comunque dolce e positivo, nonostante queste stonature che, assieme a quelle provenienti dall'ufficio, hanno un pochino annuvolato il nostro esordio australiano.




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