giovedì 30 luglio 2015

Ritorno alle origini

Faccio fatica a districarmi nel groviglio di emozioni che mi avvolge in questo, di solito improbabile, ritorno in un posto così lontano.
Fin da quando ho iniziato ad organizzare la vacanza sapevo che oggi, ad Hervey Bay, sarebbe stato il vero snodo di questo viaggio.
Si perché, il ritrovarmi qui, due anni dopo, in questo posto dall’altra parte del mondo a rivedere i luoghi dove Luca ha spiccato il volo ed Enrico in un certo senso pure, tocca corde di emozioni profonde e difficili da spiegare.

In primo luogo perché mi manca Enrico.
Mancano i suoi occhi accesi e la sua esuberanza strabordante.
Pensarlo ora in ufficio a lavorare come una persona seria ed impegnata mi riempie di orgoglio, ma anche un po’ di malinconia.

Poi, perché vedere Luca ormai grande nei luoghi dove l’ho visto completare il suo cambiamento più profondo e alla vigilia di un cambiamento ancor più grande, è come sigillare il suo passaggio all’età adulta in maniera definitiva.

Non si può più tornare indietro, è da qui che parte il volo definitivo.

Infine, perché mi piace condividere con Elisabetta e Valentina i colori e le sfumature invernali di un bagiiore estivo che han sentito mille volte raccontato.

E, a proposito di colori invernali, la luce in questa stagione è, se possibile, ancor più chiara e netta di quella estiva. Taglia le forme come un rasoio, si riflette nelle foglie degli alberi e ti abbaglia come neve. 
Se non fosse per l'aria che a volte è un po' tiepidina, non diresti proprio che è inverno.




Vabbè, dopo tutto sto pistolotto, due parole sulla giornata.

Intanto ci siamo divisi in tre gruppi: Luca a rivivere una giornata locale con la visita ai gemelli che lo hanno ospitato e ai professori della sua scuola. 
Alberto ha scelto invece la caracollante escursione su Fraser Island. Una giornata sballottati sulle piste di sabbia di questa immensa ed unica isola di sola sabbia. 100 km paralleli alla costa proteggono la baia di Hervey Bay dagli squali. Il suo interno è ricoperto da una foresta pluviale ancora primordiale e popolato da animali selvaggi tra cui dingo, iguana e serpenti.
Elisabetta, Valentina ed io, l’abbiamo costeggiata in lunga parte a bordo dello Spirit of Hervey Bay, un velocissimo catamarano a motore che accompagna i turisti un po' boccaloni come noi, alla ricerca delle balene che stazionano nella baia per riprodursi dalla fine di luglio alla fine di ottobre.

La ricerca è senza fortuna per buona parte della mattinata, ma poi, quando lo scoramento inizia a serpeggiare, finalmente le avvistiamo.
A dire il vero, la prima balena che vediamo passa proprio davanti ad una barca che staziona a qualche centinaio di metri da noi. E’ un po’ più piccola della nostra, ma certamente più fortunata. La balena si immerge mostrando tutta la sua coda.

Poi, il capitano inizia delle manovre di inseguimento che producono il suo frutto. 
Una dopo l’altra ne vediamo diverse anche noi.
Alcune vicine, altre meno. 

Una si immerge senza sbuffi, comparendo improvvisamente proprio nel mezzo della scia che il sole disegna sull’oceano.


Un’altra decide invece di sbuffare proprio sotto la nostra prua e di mostrarci la sua enorme lunghezza che copre tutto il campo visivo del mio teleobiettivo.





Poi compaiono i delfini, giocosi e casinisti.
Forse si aspettavano del cibo, o forse sono abituati a esibirsi gratis. Di certo sono uno spettacolo.

Al ritorno verso la baia, la costa sabbiosa e bianca di Fraser Island, deserta ed illuminata da un sole radente sembra ancor più lunga e bella.



Un salto veloce al caratteristico e lunghissimo molo eretto nell'800 per caricare sulle navi il legname ricavato dalle foreste interne a salutare i miei amici pellicani e a fotografare il tramonto è d’obbligo, così come una veloce scappata dall’altra parte dell’esplanade, da Enzo’s, dove Luca passava lunghi e caldi pomeriggi di non studio in quel durissimo (scolasticamente parlando) semestre passato qui.






La serata si conclude ancora in configurazione separata. I ragazzi mangiano fuori con gli amici di Hervey Bay, noi tre invece al Café Balena, proprio sotto il nostro albergo. 
Barramundi (una specie di pesce bianco) affogato in un mare di salsa e verdure. 
La nota positiva è la gentilezza del cameriere (gay, lo stesso di due anni fa) che ci trova subito il tavolo e ci riempie di attenzioni (senza preferenze, per la verità…).

Domani sarà una tappa di trasferimento verso Brisbane, circa 300 km con una sosta a Noosa, vicino alla Sunshine Coast, dove i maschi atletici (quelli giovani insomma) vogliono ripetere le imprese di due grandi surfisti che un paio d’anni fa dominarono quelle onde con maestria e coraggio memorabili.

  

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