Nel mio caso, la prima è che ieri siamo svenuti alle 21.
La seconda che, la finestra lasciata aperta sull’oceano, lascia filtrare le luci provenienti dagli alberi delle barche ormeggiate qui di fronte.
La terza è che, immaginando una stellata strepitosa, mi alzo incuriosito per vedere se Orione è ancora a testa in giù.
In effetti, il cacciatore sta dormendo proprio sulla baia con le gambe all’aria e lo splendore fiammeggiante della nebulosa sulla sua spada ben in vista.
Ne approfitto per fargli un ritratto un po’ sbiadito a causa della mancanza del cavalletto.
Alle 6 la sveglia è anche per gli altri, dal momento che ci aspetta una colazione all’americana prima del viaggio verso la Great Coral Reef, la barriera corallina più grande del mondo, a due ore e mezzo di barca da qui.
Alle 8 puntuali partiamo assieme a un nutrito e variegato gruppo di turisti.
Dal pensionato panzone alla solita inglesina, pallidissima, solitaria e col cappello di paglia, il campionario di umanità è completo.
Il passaggio a raccogliere i turisti di Hamilton Island, ci consente di ammirare il contrasto tra le costruzioni basse e perfettamente mimetizzate con la collina e due obbrobri di cemento con la pretesa da grattacielo e la adeguatezza di un uomo in frac ad una festa di aborigeni.
Negli alberi attorno al molo giocano festosi decine di pappagalli cracatoa dalla cresta gialla che sovente si spingono a rubare il cibo dai tavolini dei bar affacciati sul porto.
L’arrivo alla barriera corallina offre alla vista uno spettro di colori mozzafiato. Nei momenti in cui il sole fa capolino dalle nubi sparse che a tratti offuscano la giornata, la gradazione dei colori dal bianco al blu più profondo, passando dal verde e dal turchese, ha un effetto cartolina difficile da dimenticare.
I due maschiacci si immergono subito con le bombole, mentre io e la Vale ci accontentiamo di uno snorkeling più casareccio e, soprattutto, un po’ affollato.
Sotto acqua lo spettacolo da acquario è impressionante. Soprattutto, affascinano i coralli. Tantissimi e, a volte, colorati di un viola o un turchese che sembrano fluorescenti.
Avvistiamo vari tipi di pesci multicolore, di ogni dimensione e forma.
Due cernie giganti ci volteggiano vicino e un barracuda luccicante e minaccioso ci osserva dal fondale.
La giornata non è caldissima, ma in acqua si sta bene.
Nel pomeriggio facciamo anche la turistata dell’escursione con la barca osservatorio (ti siedi davanti ad un vetro immerso che ti permette di vedere i fondali come se stessi facendo snorkeling. Una cosa adatta ai pensionati, insomma).
Nonostante questo difetto all’origine, con Alberto conveniamo che ne è valsa la pena. Siamo anche riusciti a vedere una tartaruga ed uno squalo!
Al ritorno però l’emozione sale a mille quando iniziamo ad avvistare gli sbuffi delle orche e delle balene. Prima uno, poi due, poi un continuo. Quasi sempre in lontananza, ma sufficientemente vicini per scorgerne la coda.
In un paio di casi, incrociamo delle balene stuntman che ci regalano salti acrobatici e ricchi di spruzzi.
Questa sera cena in casa a base di prodotti locali. Zuppa di pomodoro locale e costicine di agnello australiano. Insalata con avocado e guacamole. I ragazzi (e non solo) apprezzano e poi spariscono rapidamente attratti dalla forza del wifi che qui in casa non prende bene.
Domani, lunga tappa di trasferimento verso la casa di Luca. Hervey Bay, il posto dove un paio di anni fa ha vissuto una stagione gloriosa della sua adolescenza.
P.S.: questa sera (ora sono le 0.30) son troppo stanco per fare bene. Volevo solo segnarmi un po' di cose, ma domani metto a posto.




Nessun commento:
Posta un commento