lunedì 27 luglio 2015

Penthouse

Alle 2 e due minuti i ragazzi fuggono dal tavolo al ristorante vista oceano dove abbiamo abbondantemente pareggiato il conto della notte di albergo risparmiata dormendo in pullman.




Hanno fretta di vedere la camera che ci aspetta in questo paradiso, mentre noi due siamo ancora impegnati con un piatto di pesce stile americano (buono, ma pieno di pastella e salse dappertutto, mannaggia a loro).




Un caffé e ci incamminiamo. Incontriamo Luca che ci viene incontro con lo sguardo un po’ deluso.

Chiedo cosa succede e lui, , abbassando gli occhi e quasi sussurrando fa : 
“la camera, papà…”.

“Cos’ha?”, chiedo io. 

“Un po’ spartana…” replica lui, con un’espressione seriamente delusa.

“Ma come?”

dico io che ricordo, sì, di non averla pagata un capitale (sempre molto meno di una singola a Milano in periodo di basa stagione, considerando il numero delle persone), ma  anche che avevo specificato “Ocean View” nella prenotazione su Booking.com.

“Non si vede l’oceano?” chiedo preoccupato e Luca che di rimando mi dice: “bah, non ci ho fatto caso, ma non mi sembra”.

A quel punto, Elisabetta, distrutta dalla notte passata in bianco ed al limite della sopportazione, si infila nel discorso con una domanda che trasuda ansia: “ma ci sono due bagni???”.

“No!”, risponde deciso Luca.

La disperazione più profonda inizia ad insinuarsi nel morale di entrambi, seriamente provati dalla zingarata notturna, quando, arrivati alla stanza Penthouse, la nostra,  capiamo che è tutto uno scherzo,

L’appartamento, perché di questo si tratta, ha un soggiorno enorme con due vetrate vista oceano, una camera matrimoniale stile yacht anche questa affacciata sul mare e una vasca tonda da idromassaggio sul terrazzo che fa angolo con uno splendido tavolo da pranzo.

La camera dei ragazzi, sempre stile yacht,  ha due letti separati con un bagno dedicato (Elisabetta si rianima…) e poi c’è una cucina e, addirittura, una lavanderia con lavatrice ed asciugatrice. La cucina e la loro camera dà su un giardino tropicale con le noci di cocco a portata di mano.

Tutto ciò, in un posto magnifico, per poco più di 50 euro a testa.  
Non è poco, certo, ma è molto meno di quanto paghi per una mezza pensione in Alto Adige che, è vero che mangi la sera, ma quando va bene hai una stanza da letto con un bagno piccolissimo. 
E soprattutto, non è molto di più di quanto avremmo pagato in posti molto meno belli visti sempre su Booking.com.

Il pomeriggio vola veloce tra la sistemazione nella reggia ed una spesa coi ragazzi al Woolworth nel centro di Airlie Beach con tanto di inchino di Luca davanti allo scaffale delle olive.



Il supermercato ricorda da vicino quelli americani dell’anno scorso, da San Francisco in poi. La frutta e la verdura disposte con precisione maniacale, niente vino, cassieri che ti fanno il sacchetto con un meccanismo girevole. 
Compriamo anche un frigo portatile. Il tentativo di risparmiare qualcosa facendoci da mangiare in casa richiede un minimo di organizzazione nei trasferimenti.
Il problema è che qui non vendono i siberini ( o come si chiamano quelle mattonelle blu che congeli e le usi poi per tenere poi al fresco i cibi nel contenitore portatile).

Alla sera è d’obbligo la pasta.
I ragazzi pretendono un’amatriciana. 
La preparo con gli spaghettoni Barilla (n. 7) che, secondo me, sono diversi, per consistenza e spessore, rispetto a quelli italiani, ma non viene neanche male e sparisce velocemente dalla nostra bella tavola imbandita nel terrazzo sul bordo dell’oceano.

Domani ci aspetta la crociera verso la Great Coral Reef e quindi, senza alcuna esitazione, ci catapultiamo tutti a letto svenendo istantaneamente dalla stanchezza (solo Alberto, addicted to wifi,  si attarda un pochino giù dove il campo è più forte).




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