sabato 8 agosto 2015

Happy Tribe

Così ci aveva definito Dave, il disegnatore di magliette che abbiamo conosciuto al mercatino di Byron Bay. 

Tribù Felice.

In effetti, una tribù un pochino strana e di sicuro molto contenta, lo siamo stata per tutto il tempo passato assieme. 
Anche quando la convivenza forzata ci ha portato a dividere tutto, ad esempio, il bagno...abbiamo sempre trovato un giusto equilibrio e pure il modo di riderci su. 
Poi, abbiamo  assieme scelto i posti, subíto i lunghi viaggi, fatto le spese, cucinato,  riso tanto e cazzeggiato anche di più, come una affiatata comitiva di anziani giapponesi (ragazzi, sto scherzando...).
Stamattina ci siamo divisi perché Alberto vuole tornare un paio di giorni prima in Italia. 
Lo abbiamo accopaganto all'alberghetto da 30 dollari che si è procurato da solo, nel queritiere Newtown di Sydney, direzione aeroporto. 


Un quartiere vivo e vero, fatto di casine basse 9 volte su 10 occupate da negozi di cibo e spesso adornate da bellissima street art. 

Ma quanto mangiano qui in Australia!!!!
Sydney potrebbe essere la fabbrica di cibo per tutto l'emisfero australe a giudicare dal numero di take away, ristoranti, kebab, libaneese e così via...
La altissima densità di bar a Caselle scompare al confronto...


Comunque, dopo un ultimo #valefacciunselfie davanti al Billabong Garten e un caloroso saluto di commiato, noi ci sciroppiamo più di 700km in direzione Melbourne, lui deposita le valigie e torna in centro a farsi la visita guidata da tre ore (scherzo!!!). 


Il nostro viaggio doveva percorrere una specie di Big Sure , la strada sulla costa californiana ed invece è stato il gran Premio della montagna 

Centinaia di chilometri da soli accompagnati da foreste di ogni tipo e dai soliti animali schiantati ai bordi delle strade. Molto spesso wombat, grossi e neri, che qui dominano la natura. 

Una breve sosta a Eden, affacciato su un mare blu come la notte e poi via di nuovo in mezzo alle foreste. 

Foreste sempre verdi anche d'inverno. 
Gli alberi a foglie caduche sono pochissimi. Oggi ne incontriamo un po' di più, andando verso il freddo. Soprattutto pioppi cipressini che con il loro scheletro grigio cenere creano un forte contrasto con il verde spento dal freddo della boscaglia circostante. 

A sera, stanchi morti, ma felici di esserci avvicinati a Melbourne, ci fermiamo a  Bairnsdale, un paesino che sembra di montagna dove in camera troviamo la termocoperta e il riscaldamento acceso...

Domani finalmente l'incontro con Zia Sara!!!


venerdì 7 agosto 2015

#Albiquestacelapaghi

Si fa fatica ad uscire da questo appartamento.




La vista sulla baia mi ipnotizza. 

Un po' seguo la petroliera che attraversa l'orizzonte, laggiù in fondo, un po' il gruppo dei surfisti che galleggiano qui davanti, un po' spero in un "big splash" come quello di ieri, un po' ripiompo nel traffico che è come riflesso e che, per quanto mi sia abituato, non riesco mai ad indovinare da che parte la prossima auto prenderà la rotonda proprio qui sotto.
Sta di fatto che stiamo qui stravaccati su divano sotto la vetrata ad aspettare non so che.

Insomma, proprio una bella "accomodation".

Devo dire che, anche se il tizio gaio spedito qui ieri dal padrone di casa non è riuscito a risolvere il problema del WI-FI (anzi l'ha peggiorato) solo il fatto che sia venuto assieme all'idraulico (che ha sistemato il rubinetto e non costruite improbabili amplessi su questa frase) qualifica questo posto a Bondi Beach tra i migliori in assoluto.

Oggi poi, anche più del solito, temporeggiamo in una colazione lenta, strascinata e variegata, in attesa di raggiungere il Circular Quai, il quartiere degli ormeggi di Sydney, praticamente attaccato alla maestosa Opera House che vogliamo visitare un pochino meglio dell'altro ieri.

Arriviamo al molo col 380, percorrendo tutta la città e risalendo in gran parte il percorso che domenica verrà seguito da 80.000 podisti (un incubo l'ha definito Dale, il tecnico fallito...) che parteciperanno alla City 2 Surf, la corsa podistica (competitiva e non) di 14 km che, partendo dal centro di Sydney, completa il suo tragitto proprio qui sotto al Pavillon di Bondi Beach.





Oggi è una giornata stupenda. Il sole è forte e caldo e, quando sei esposto, si riesce a stare anche in maglietta.









Tentenniamo un pochino nell'atrio del complesso indecisi se buttarci nella visita guidata che è il solo modo per visitare i teatri all'interno.
Il più deciso a farlo è Alberto che, alla fine convince tutti e ci iscrive alla visita guidata delle 13.

L'esordio del tour non è dei migliori, perché una hostess molto decisa nei modi ci schiera contro una parete verde per farci una foto-famiglia (chi è single la fa da solo...) che poi sovrappongono a vari sfondi e impacchettano in un album anche ben fatto, ma che, a fine visita, ci rifiutiamo di comprare (in realtà un po' ci siamo pentiti. La turistata completa avrebbe valso anche i 40 $ del libretto di foto finte...).

Il passo successivo è l'arrivo delle cuffie da giapponese in gita che una signora sulla cinquantina che sembra scappata dalle scene di una commedia, ci impone per seguire le sue gesticolanti spiegazioni al confine tra melodramma e commedia comica. 



E' qui che scatta l'hastag #albistaseracelapaghi!
Ci guardiamo l'un con l'altro per vedere se i nostri occhi stanno assumendo la forma a mandorla che le macchinette fotografiche al collo ce l'abbiamo già...

E, invece, l'esperienza è entusiasmante.

Un paio di filmetti, ci spiegano l'origine di questa opera maestosa, diventata nel 2007 patrimonio dell'Unesco.

Tra i mille progetti convenzionali proposti al concorso internazionale indetto negli anni '50, la visione avverinistica di un architetto danese, Horvud, mai stato a Sydney, venne ripescata e divenne il progetto ufficiale.




All'inizio sembrò un'impresa fattibile in 3 anni con una spesa di 7 milioni di dollari.
Poi, la differenza tra l'idea geniale, ma un po' astratta dell'architetto e la realtà, molto più  prosaica e concreta dell'ingegnere, portò i lavori a durare 16 anni e il costo a lievitare a più di 100 milioni di dollari di allora (che equivalgono a quasi un miliardo di oggi).

Le difficoltà di costruire e sostenere delle forme così ardite, furono superate forgiando il cemento in forme insolite che si possono bene osservare dall'interno e che sbalordiscono per l'ingegnosa e rigorosa stranezza.

I teatri, ne abbiamo visto i tre maggiori, sono poi un capolavoro di prospettive. Da ogni punto puoi vederne ogni altro anche se di fronte ed a fianco hai seduto il gigante col testone di Henry Potter.

Insomma, bravo Alberto che hai insistito ( e un pochino, bravo anch'io che ho trascinato gli altri in questa assolutamente meritevole turistata).

Il resto della giornata ci proietta a Manly Beach, la seconda spiaggia più famosa di Sydney. Si dice che sia più frequentata da locali e quindi un po' più vera.




In realtà, il suo The Corso, la via principale piena di negozi di Billabong e simili, attira un sacco di turisti che Bondi Beach, al confronto, sembra deserta.


A cavallo delle onde affacciate sulla sua lunga spiaggia, il solito nugolo di surfisti offre a Luca il pretesto per rimpiangere un'ultima surfata che però viene ben presto dimenticata in favore di un paio di scarpe e di una felpa nuove.

Quando ci ritroviamo con Alberto che aveva deciso per un meno mondano giro in città a caccia però di mondanissimi souvenirs, il richiamo di una casa così bella come la nostra sconfigge 107 a 43 (il punteggio indecoroso della partita di football australiano vista ieri alla tv tra i Brisbane Lions e qualcun altro)l'originario piano di cenare fuori in uno dei tanti posti lungo il molo con vista Opera House.

E così, riportati a casa dal solito 380, facciamo una veloce spesa e consumiamo (con un veloce e positivissimo bilancio) l'ultima cena tutti assieme.

Domani ci separiamo.

Noi quattro prendiamo la strada sulla costa verso Melbourne.
Alberto si ferma ancora un giorno qui ( al tempo delle prenotazioni avevo sbagliato qualcosa) per poi rimbalzare a Melbourne verso Uluru che lui vuole tornare a Verona qualche giorno prima.






giovedì 6 agosto 2015

Siete forse dei falliti?

Mentre aspettiamo l’idraulico, facciamo una colazione molto più sobria delle altre (alla lunga uova e pancetta, salmone, pancakes e frutta, succhi e caffé. possono fiaccare anche gli stomaci più forti).

Mordicchiando una pesca californiana (13 dollari al chilo) lascio che il mio sguardo si perda attraverso la  vetrata del soggiorno lungo la linea d’orizzonte della baia.
Nello spiazzo verde, proprio sotto la nostra casa, di là della strada che puoi attraversare solo a tuo rischio e pericolo perché, non so perché , ma qui in Australia le strisce ed i semafori pedonali sono sempre stati un problema (non ce ne sono o  durano pochissimo) stanno montando decine di cabine di cessi chimici.

Serviranno a tamponare i bisogni delle migliaia di persone che da sabato affolleranno la baia per il City 2 Surf, un evento che , per fortuna, evitiamo per un soffio partendo giusto il giorno prima.

In primo piano, i due ragazzi si preparano a surfare approfittando della bella giornata (che qui dentro sembra caldissima, ma fuori è gelida) quando laggiù in fondo, a metà strada verso l’orizzonte, una balena alza un gigantesco schizzo d’acqua esibendosi in un “big splash”, uno di quei tuffi carpiati alla Fosbourne che vedi spesso nelle cartoline.



E’ talmente forte la sorpresa che non riesco neanche ad avvisare subito gli altri. Quando lo faccio rimane solo il residuo dello schizzo e un piccolo sbuffo di risulta che il grande cetaceo ci consegna come saluto.

Dopo averle viste dalla barca e dalla spiaggia, avvistarle anche dal soggiorno di casa è un regalo che vale tutta la vacanza (e anche il prezzo di questo appartamento che, un’altra volta ancora, è di molto inferiore al più scarso dei Garni sud-tirolesi, per non dire di un loculo in albergo a Milano).

Un sole caldo e quasi estivo riscalda la stanza attraverso le vetrate ma in riva al mare il vento è gelido e ben presto i due intrepidi surfisti si ritirano sconfitti, o quasi.
In realtà, il solo fatto di aver avuto la forza ed il coraggio di raggiungere la zona di galleggiamento dove stazionano i professionisti di questo sport, superando delle onde altissime e travolgenti è un gran risultato.

Quelli bravi (e ce ne sono) compiono prodezze ammirabili, piroettando sulla cresta dell'onda, senza mai cadere. 




Quando, impietosito, vado incontro ai due emuli forestieri, li prendo un poco in giro citando mio papà con una frase che, ogni tanto, mi ritorna in mente: “siete forse dei falliti?”.  Ma in realtà penso che sono stati anche troppo bravi a sfidare questa aria gelida, per non dire poi dell’acqua che dev’essere un ghiacciolo.




Alle 10.30 in punto, il plumber, l’idraulico, arriva e sistema in un battibaleno i due rubinetti. Poi accetta la mia offerta di un caffè e ci racconta, con un accento incomprensibile, di quanto freddo sia questo inverno per loro (!) e del fatto che le balene (gli ho raccontato del mio avvistamento) stiano sempre di più tornando nella baia, dopo che è stato sistemato un depuratore che ha eliminato diverse fonti di inquinamento.

Oggi va di cazzeggio rilassato. Un giretto tra i negozi, una passeggiata in spiaggia, l’acquisto di un po’ di pesce locale per una pasta allo scoglio (il famoso barramundi, dei gamberi e delle ostriche) perché nel pomeriggio forse arriva un tecnico a sistemare il WI-FI. 


Nel negozio dove i ragazzi affittano il surf c’è ancora il ragazzo che si era pisciato addosso dal ridere, assieme, a me quando Enrico e Luca avevano indossato la muta storta per ben due volte! (vedi http://itredonisiinaustralia.blogspot.it/2013/10/laltra-faccia-di-sydney-30-ottobre.html). 


Alle 3, puntuale come l’idraulico, arriva infatti un gaio ragazzone che, dopo aver smadonnato un paio d’ore, si arrende e ci lascia in preda ad una disperazione da naufraghi senza speranza.

Il rimedio è il bivacco dei ragazzi, tra un hot-spot e l’altro fino all’ora di cena che, finalmente, prevede un pasto sano: passato di verdure con zucca e patata rossa dolce. 


La cena vola via accompagnata dalla scena dell’arresto, proprio qui sotto, di un povero ubriacone, quasi del tutto innocuo era solamente interessato a convincere i numerosi poliziotti accorsi delle sue teorie sul calore dei buchi neri.

Saranno le giornate corte, sarà il fatto che la sfasatura di orario con l’Italia ti dà la sensazione di aver già finito quando ancora deve iniziare, ma il tempo è volato anche oggi, leggero e dolce, come le nuvole che sfilano nel tramonto di questa sera.




 



 

mercoledì 5 agosto 2015

WI-FI Addiction

Un’aria fredda ed un cielo coperto ci avvolgono all’uscita dal nostro bellissimo e pretenzioso appartamento.


Bello e pretenzioso, ma con alcuni problemi che faccio presente via mail all’agenzia.

Il più importante è che non si riesce a far funzionare il wi-fi. 
Questo è, per i ragazzi soprattutto, un dramma di dimensioni cosmiche. Non poter essere connessi nei momenti in cui, dall’altra parte del mondo, qualcuno (a cui pensano spessissimo, ne sono testimone) può ricevere i loro messaggi, li costringe a continue peripezie da rabdomanti alla ricerca degli hot-spot gratuiti dei vari Hungry Jack, Mc Donald, Whoolworth, con ridicoli spostamenti tattici da un posto all’altro, alla scadenza della mezzora gratuita.

L’hastag #wifiaddictedpeople raccoglie solo alcune delle innumerevoli testimonianze della perenne ricerca di campo che occupa i nostri eroi.

Il secondo problema è un rubinetto che gocciola nell'inutile vasca da bagno che abbiamo in camera nostra. 

Per la verità non fa rumore, ma domani verrà comunque l’idraulico a sistemarlo. 

Sul wi-fi invece, non riusciamo a far capire che il problema non è il router, ma la connessione ad internet e quindi probabilmente assisteremo ancora agli stazionamenti assorti nei pressi degli hots-pot gratuiti…

Oggi, la giornata è troppo fredda per surfare anche se il mare di fronte a noi è pieno di indefessi e temerari surfisti. 
Decidiamo quindi di raggiungere il centro con i mezzi ed a piedi, passeggiando lungo le baie che separano Watson Bay dal Circular Quai, il molo dove sorge l’Opera House.

Per prima cosa saliamo sul 380, proprio sotto casa, per raggiungere Watson Bay.

Da lì, degradando dolcemente verso il mare ci incamminiamo su un sentiero disegnato in parte sulla costa, in parte in mezzo alle bellissime ville che si affacciano sull’oceano.


L’atmosfera invernale dona un tono un po’ dimesso e raccolto a questa meraviglia più abituata agli abbagli dell’estate.
Ciononostante, l’armonia degli alberi e delle piante, delle spiagge e delle acque, delle case e delle strade che ci accompagnano attraverso il sentiero lungo la costa,  trasmette un senso di benessere impagabile e pervasivo.
Anche la sosta per un caffè veloce ad un baretto affacciato su Shark Bay ( baia degli squali...) si rivela una bella esperienza.
Dolci buonissimi e barista simpatico di origini italiane (Cassino, per l’esattezza) che ci serve gentilmente spiaccicando un italiano un po sbiadito, ma divertente.



Dopo Shark Bay inizia l'Hermitage Foreshore Track, un percorso che si immerge nella boscaglia tropicale ricca di alberi rari che vengono protetti e curati da gruppi di volontari.
A tratti il sentiero si scioglie in spiazzi erbosi, dominati da maestosi alberi o in spiagge dorate affacciate su tratti di mare limpidi e protetti da reti anti squalo.





Sulla costa si alternano ville modernissime, tutte vetro e minimalismi (le preferite dalla Vale) e case di mattoni rosseggianti con le tipiche finestre all’inglese.
Tra i rami degli alberi volteggiano gli uccelli più chiassosi e strani, neanche fossimo in piena giungla.

Arrivati a Rose Bay, la ripresa del contatto con la civiltà balneare ancora mezza in letargo, ci riporta ad un’atmosfera più cittadina.
Al molo ci aspetta il veloce catamarano per il Circolar Quai, dove arriviamo con un giro un po’ vizioso, ma allietato almeno per qualche minuto dalla manna del wi-fi…

L’approdo al centro di Sydney è sempre emozionante.





La selva di grattacieli che osservano l’Opera House e la sagoma dell’Harbour Bridge, sono una sequenza di contrasti così caratteristica che sembra di essere in un documentario.

Oggi scegliamo (con un gesto di attenzione alla diversity) di approfondire la conoscenza con la natura arborea e ci immergiamo nel Giardino Botanico Reale alla ricerca dei cartellini con i nomi degli alberi visti finora.
Scopriamo così i nomi quelli  che ci sono rimasti più impressi nella passeggiata e rimandiamo a domani (o dopo) l’esplorazione del caratteristico teatro dalle cupole a punta.



La giornata fuori si conclude con l’immersione nel centro vivo della città coi suoi negozi e centri commerciali. Coe già due anni fa, l’impressione di essere a New York, Chicago o Londra si ripete anche se, adesso che conosco anche il resto di questa città, non ho più l’idea negativa che mi ero fatto (solo il primo giorno) allora.

La cena a casa, tra uscite a caccia di wi-fi, corsette ed altro ci porta a mangiare tardi e ad andare a letto ancora dopo.

Domani, l’intenzione dei surfisti e di lasciarsi osservare presto la mattina dalle vetrate del soggiorno…




  


martedì 4 agosto 2015

La Siracca Amazzonica

Oggi, 4 agosto, il programma prevede un lungo trasferimento da Byron Bay a Sydney, anzi, per l'esattezza a Bondi Beach, la sua spiaggia più famosa. 

Il proprietario del favoloso appartamento vista spiaggia che ho prenotato, sempre su Booking.com, chiede 100 dollari di supplemento se arrivi dopo le 5 del pomeriggio e quindi, per evitare di incorrere nella penalità, impongo una sveglia alle 5 con partenza quasi immediata, per poter percorrere i quasi 800 km con un po' della mia solita contingency.

La scelta si rivela subito azzeccata. 
Infatti, un lunghissimo tratto della A1, che in questo tratto si chiama Pacific Highway, è funestato dai lavoro di costruzione del nuovo tratto. 

Un larghissimo nastro di terra rossa, disegnato per ospitare le 6 corsie della nuova highway, segna impietoso la foresta di eucalipti ed acacie che si estende tutta attorno. 

L'effetto amazzonico si propaga alle mie siracche che si innalzano, fitte e variopinte, ad ogni rallentamento imposto dai lavori. 
Mille volte interrotto dall'omino con la paletta lunga e la scritta SLOW il primo lungo tratto del nostro trasferimento diventa un calvario interminabile.

Per di più, quel Premio Nobel che ha progettato la pedaliera del pullmann ha deciso di posizionare l'acceleratore praticamente in verticale, costringendo il piede (quando non riesci ad usare il Cruise control, come in questo tratto) ad una posizione innaturale e affaticante che contribuisce coloritamente alle sfumature delle mie amazzoniche siracche. 

Per fortuna che la tribù dorme saporitamente e si sveglia solo quando la siracca esce , talvolta, un po' più sonora della media.  

La sonnolenza che prevale mi permette però di tirare avanti senza quasi mai fermarmi e, una volta fatti i primi 450 km, la situazione migliora e si inizia ad andare via più lisci. 
Nella zona dopo Coffle Harbour alla solita vegetazione si aggiungono vaste piantagioni di banane. Sono un po' più piccole di quelle che si comprano in Italia, ma sono molto più gustose. 

Ad un centinaio di chilometri da Sydney usciamo per cercare l'ospedale psichiatrico di Morrisette.
Ce ne ha parlato il ragazzo italiano che lavora a Londra e che abbiamo conosciuto sulla barca per la barriera corallina ad Arlie Beach. 
Nel parco dell'ospedale staziona una comunità (mandria?) di canguri allo stato semi brado. 

È l'occasione giusta per il ritorno in scena del drone Gedeone che scatena con il suo fruscio l'attenzione dei marsupiali. 

L'arrivo a Bondi Beach è spettacolare. Il sole che tramonta dipinge d'oro le facciate delle case sulla baia. 
In mare, una miriade di puntini neri, i surfisti ben coperti dalla muta, cerca l'onda giusta per tornare a riva. 

Il colpo d'occhio è meraviglioso, così pure come quello che si presenta alla vista dal salotto da quella che sarà la nostra dimora in questi giorni.

dellL'appartamento


lunedì 3 agosto 2015

Dolphins, no sharks


Ovvero, se ci sono i delfini non ci sono gli squali.
Un detto di moda tra i surfisti che, anche Duda, il commesso brasiliano con cui abbiamo attaccato bottone l'altro giorno a Surfers Paradise, ci aveva confermato.



In realtà si tratta di una bufala, dal momento che i delfini e gli squali mangiano le stesse cose e, a volte, cacciano anche assieme.

Ma, tant'è, la voglia dei ragazzi di surfare è talmente tanta e, la vista dei delfini a Tallows Beach che ci aspettano non appena ci affacciamo sulla enorme distesa di sabbia chiara e musicale, esorcizza una volta per tutte la paura degli attacchi degli squali che, anche nei giorni scorsi, hanno tenuto banco nelle cronache locali.




Con le tavole affittate al negozio qui all'angolo da un caratteristico "easy man" e le mute indossate (Luca al rovescio, quasi come due anni fa a Bondi Beach, vedi http://itredonisiinaustralia.blogspot.com.au/2013/10/laltra-faccia-di-sydney-30-ottobre.html ) i due prodi si tuffano nell'acqua raggiungendo un gruppo di surfisti che stazionano alla caccia dell'onda giusta nel golfetto sotto il faro.





Tallows Beach è sicuramente, almeno per me, uno dei primi 5 posti più belli al mondo.
La sua enorme distesa sabbiosa che, come ho detto sopra è musicale, nel senso che suona ogni volta che la calpesti, abbraccia vasta un mare dalle mille sfumature.



Oggi il sole invernale di questa latitudine riscalda come una stube tirolese e la temperatura dell'acqua invita a fare il bagno anche una freddolosa come Elisabetta.

In realtà però, più che la temperatura ad invitare ad immergersi in questo mare è la sua bellezza smisurata, come l'estensione di questa spiaggia.

Per di più, ad un certo punto, quasi sazi di delfini saltellanti attorno ai surfisti, abbiamo avvistato, proprio dietro ai ragazzi, il caratteristico sbuffo di una balena di passaggio.


A dire il vero erano due o tre megattere che passavano a non più di 50 metri dalla riva e a poche decine di metri dai due cacciatori di onde che, tutti presi dalla ricerca dell'onda giusta, neanche si accorgono dei cetacei.



Lo scopriranno, increduli, solo qualche ora dopo, quando, esausti tornano a riva.

La natura domina senza rivali questa baia anche dal cielo e, oltre ai gabbiani, ad un certo punto fa la sua comparsa un giovane aquilotto di mare che volteggi sulla boscaglia dietro alla spiaggia contendendosi il territorio con una cornacchia con qui ingaggia una battaglia.





Byron Bay, con la sua Tallows Beach conferma quindi il suo primato nella mia classifica. 
Assieme a San Diego, all'Isola d'Elba, alle Dolomiti e a Verona stessa è uno dei posti dovrei alternare la mia esistenza non avendo altro da fare, se non vivere!