mercoledì 5 agosto 2015

WI-FI Addiction

Un’aria fredda ed un cielo coperto ci avvolgono all’uscita dal nostro bellissimo e pretenzioso appartamento.


Bello e pretenzioso, ma con alcuni problemi che faccio presente via mail all’agenzia.

Il più importante è che non si riesce a far funzionare il wi-fi. 
Questo è, per i ragazzi soprattutto, un dramma di dimensioni cosmiche. Non poter essere connessi nei momenti in cui, dall’altra parte del mondo, qualcuno (a cui pensano spessissimo, ne sono testimone) può ricevere i loro messaggi, li costringe a continue peripezie da rabdomanti alla ricerca degli hot-spot gratuiti dei vari Hungry Jack, Mc Donald, Whoolworth, con ridicoli spostamenti tattici da un posto all’altro, alla scadenza della mezzora gratuita.

L’hastag #wifiaddictedpeople raccoglie solo alcune delle innumerevoli testimonianze della perenne ricerca di campo che occupa i nostri eroi.

Il secondo problema è un rubinetto che gocciola nell'inutile vasca da bagno che abbiamo in camera nostra. 

Per la verità non fa rumore, ma domani verrà comunque l’idraulico a sistemarlo. 

Sul wi-fi invece, non riusciamo a far capire che il problema non è il router, ma la connessione ad internet e quindi probabilmente assisteremo ancora agli stazionamenti assorti nei pressi degli hots-pot gratuiti…

Oggi, la giornata è troppo fredda per surfare anche se il mare di fronte a noi è pieno di indefessi e temerari surfisti. 
Decidiamo quindi di raggiungere il centro con i mezzi ed a piedi, passeggiando lungo le baie che separano Watson Bay dal Circular Quai, il molo dove sorge l’Opera House.

Per prima cosa saliamo sul 380, proprio sotto casa, per raggiungere Watson Bay.

Da lì, degradando dolcemente verso il mare ci incamminiamo su un sentiero disegnato in parte sulla costa, in parte in mezzo alle bellissime ville che si affacciano sull’oceano.


L’atmosfera invernale dona un tono un po’ dimesso e raccolto a questa meraviglia più abituata agli abbagli dell’estate.
Ciononostante, l’armonia degli alberi e delle piante, delle spiagge e delle acque, delle case e delle strade che ci accompagnano attraverso il sentiero lungo la costa,  trasmette un senso di benessere impagabile e pervasivo.
Anche la sosta per un caffè veloce ad un baretto affacciato su Shark Bay ( baia degli squali...) si rivela una bella esperienza.
Dolci buonissimi e barista simpatico di origini italiane (Cassino, per l’esattezza) che ci serve gentilmente spiaccicando un italiano un po sbiadito, ma divertente.



Dopo Shark Bay inizia l'Hermitage Foreshore Track, un percorso che si immerge nella boscaglia tropicale ricca di alberi rari che vengono protetti e curati da gruppi di volontari.
A tratti il sentiero si scioglie in spiazzi erbosi, dominati da maestosi alberi o in spiagge dorate affacciate su tratti di mare limpidi e protetti da reti anti squalo.





Sulla costa si alternano ville modernissime, tutte vetro e minimalismi (le preferite dalla Vale) e case di mattoni rosseggianti con le tipiche finestre all’inglese.
Tra i rami degli alberi volteggiano gli uccelli più chiassosi e strani, neanche fossimo in piena giungla.

Arrivati a Rose Bay, la ripresa del contatto con la civiltà balneare ancora mezza in letargo, ci riporta ad un’atmosfera più cittadina.
Al molo ci aspetta il veloce catamarano per il Circolar Quai, dove arriviamo con un giro un po’ vizioso, ma allietato almeno per qualche minuto dalla manna del wi-fi…

L’approdo al centro di Sydney è sempre emozionante.





La selva di grattacieli che osservano l’Opera House e la sagoma dell’Harbour Bridge, sono una sequenza di contrasti così caratteristica che sembra di essere in un documentario.

Oggi scegliamo (con un gesto di attenzione alla diversity) di approfondire la conoscenza con la natura arborea e ci immergiamo nel Giardino Botanico Reale alla ricerca dei cartellini con i nomi degli alberi visti finora.
Scopriamo così i nomi quelli  che ci sono rimasti più impressi nella passeggiata e rimandiamo a domani (o dopo) l’esplorazione del caratteristico teatro dalle cupole a punta.



La giornata fuori si conclude con l’immersione nel centro vivo della città coi suoi negozi e centri commerciali. Coe già due anni fa, l’impressione di essere a New York, Chicago o Londra si ripete anche se, adesso che conosco anche il resto di questa città, non ho più l’idea negativa che mi ero fatto (solo il primo giorno) allora.

La cena a casa, tra uscite a caccia di wi-fi, corsette ed altro ci porta a mangiare tardi e ad andare a letto ancora dopo.

Domani, l’intenzione dei surfisti e di lasciarsi osservare presto la mattina dalle vetrate del soggiorno…




  


Nessun commento:

Posta un commento