sabato 1 agosto 2015

Quattro salti in padella

DISCLAIMER INZIALE: IL POST NON E' ADATTO A VEGETARIANI ED ANIMALISTI VERI. 
GLI ALTRI, SI SPOGLINO DALLE IPOCRISIE, SI FACCIANO FORZA E LEGGANO PURE.


Oggi (31 luglio) è il giorno dedicato interamente a Brisbane.

Questa metropoli assomiglia ad una bella donna. 
Elegante e signorile, indossa, senza però ostentarli, abiti firmati ed un pochino vistosi. 
Non ha trucchi pesanti agli occhi, canotti al posto delle labbra o seni gonfi ed innaturali. 
E’ una città in equilibrio luminoso, come  questa giornata, tra i moderni grattacieli, gli arditi ponti, gli svincoli sovrapposti ed ordinati ed il verde dei suoi parchi o le antiche (si fa per dire) ville coloniali disposte a fianco di moderne architetture, lungo le rive del Brisbane River, l'enorme fiume che avvolge la città e la accompagna, assieme ai suoi sobborghi, verso il mare.

La meta odierna per i quattro "giapponesi" del gruppo (Alberto si dissocia e decide invece per un giro nel centro) è il Lone Pine Koala Sanctuary, un parco dove puoi vedere ed abbracciare i koala, dar da mangiare ai canguri liberi in una radura molto vasta e osservare gli altri animali tipici del continente, dall'ornitorinco al diavolo della tasmania, dall'emu al cassoway, l'uccello più temibile del mondo.

Raggiungiamo il parco discendendo (o risalendo, che non l'ho mai capito) il corso d'acqua a bordo di un battello pieno di anziani turisti italo australiani che parlano un misto di siciliano ed inglese e di altri viandanti giapponesi e brasiliani, armati di macchinette digitali usate come le mitraglie in un'ultima e decisiva battaglia.


Al parco, l'attrazione più importante sono i koala, che vengono fatti "lavorare" mezz'ora al giorno posando per la foto in braccio ai visitatori.

Come l'altra volta con Enrico, presto il fianco alla turistata ed acquisto ben 4 foto. Il mio coupon (che la foto col koala ce l'ho già da qualche parte) lo uso però per una foto di famiglia con in braccio la carriola di mattoni puzzolente e oggi particolarmente insofferente alla sceneggiata.




Il passo successivo e quello di dar da mangiare ad una decina di canguri che bivaccano allo stato brado.
Sono così addomesticati che si avvicinano senza paura saltellando e mordicchiando il mangime che gli offri con la mano.



Hanno un pelo un po' ispido, ma si fanno accarezzare senza scomporsi.

Io, che spero sempre nell'esistenza di un linguaggio universale, provo il solito repertorio dei "ciapa!", "mmmmm che buono...", "lo vuoi?". Funziona così bene con Asia, ma con loro non ottengo niente.
Forse parlano solo inglese, e poi sono così teneri allo sguardo, chissà se sono altrettanto teneri...

Al ritorno in città ci ritroviamo con Alberto che ci aspetta al South Bank dove approdiamo alle 3 in punto.

Il resto del pomeriggio è speso a passeggiare sull'enorme banchina, fino alla zona dove sorgono le piscine con le spiagge artificiali e a navigare sul Brisbane River, percorrendo l'ansa che avvolge l'isolato principale dove si stagliano i grattacieli attorno al nostro albergo.

Per completare la giornata con un pezzo da repertorio, ci spostiamo in macchina su a Mont Cootah dove si può ammirare la linea d'ombra avvolgere al tramonto lo skyline della città.
Fortuna vuole che la Luna piena sorga sincrona al tramonto proprio da quella parte. Enorme, rossa e, ovviamente, storta, dà spettacolo quando sul suo disco si staglia la sagoma di un aereo in rotta di atterraggio proprio in linea rispetto alla nostra posizione.


La serata va conclusa con la cena in appartamento. Al quinto piano, vicino alla piscina, c'è anche un barbecue che si può usare.
Decidiamo quindi di fare della carne ai ferri.
La spesa, al solito Woolworth ci porta dritto al banco frigo alla ricerca di bistecche.

Di canguro.

Si, perché stasera lo vogliamo fare strano e, dopo aver discusso a lungo sull'ipocrisia che ci porterebbe a rifiutare di mangiare il canguro dopo aver vissuto mangiando coniglietti, agnellini, puledri, vitellini, maialini e tutti i loro fratelli maggiori e genitori, decidiamo di provare.

A dire il vero, la Vale, qualche resistenza ha provato a farla, ma, alla fine anche lei ha capitolato e acconsentito all'esperimento.

Che però è miseramente fallito.

Non tanto per il rimorso che, comunque ha serpeggiato tutta sera accompagnando la forchetta dal piatto alla bocca, ma per il gusto e la consistenza della carne che sono troppo diversi dalle nostre abitudini.
Insomma, una cosa che andava fatta, ma che quasi sicuramente non ripeteremo.






Nessun commento:

Posta un commento