giovedì 13 agosto 2015

Un cerchio che si chiude

Il ritorno a Darwin conclude questa vacanza nello stesso posto da cui era iniziata con la cena nello stesso ristorante di tre settimane fa. 






Come un cerchio così questo giro trasmette un senso di perfezione compiuta. 

Nessuna ombra, nessun vero problema, hanno offuscato il luminoso girotondo disegnato nella metà orientale di questo lontano continente.

Sarebbe tempo di bilanci, di riflessioni conclusive, forse anche di confronti con l'altra volta che sono stato qui da solo coi ragazzi o con la vacanza dell'anno scorso tutti assieme (tranne Enrico, sigh...) nel lontano West americano. 

Un bilancio richiede però una chiusura, una riga netta tra il prima e il dopo e io invece ho voglia di continuare a portarmi dentro il senso di benessere che ho respirato in questi giorni anche perché, tra lavoro e resto, il ritorno sarà tutto in salita. 

Quindi non lo faccio adesso perché rischierei di mandare in "out of memory" la calcolatrice di bei momenti. 

Così come non azzardo un confronto con le altre volte, qui o altrove non conta.

E' impossibile stabilire se son rimasto più senza fiato davanti alla vista del Gran Canyon o a quella della balena che si immerge nella striscia di luce davanti a me, così, solo per comparare cose diverse che era  troppo scontato confrontare con Uluru, la "mia" magia. 

Forse sarò  un po' romantico, ma vorrà pur dire qualcosa se , alla fine, che viaggi da solo, con i figli, con gli amici o con gli amori, il bilancio è sempre così luminoso. 

E non sono solo le mete strepitose che mandano su il conto, per così dire, ma è l'essenza stessa del viaggio che ti forza all'entusiasmo (anche nelle siracche, si anche in quelle) di vivere ogni momento come fosse unico ed eterno.

Di cercare nei particolari, nei colori, negli odori, quel'emozione da ricordare e, qualche volta, da trasmettere in differita. Altre volte, avendo la fortuna di essere con le persone che ami, da condividere lì,  sul momento. 

L'importante è sforzarsi di vivere l'attimo come fosse la lezione più interessante della tua materia preferita. Assorbendone i dettagli e le sfumature per usarli come tessere del puzzle che disegna la tua vita. 

La stessa cosa la puoi fare anche a Verona, mescolato ai giapponesi che credono, poveri loro, al balcone di Giulietta o a  Milano, in metropolitana, soffocato dalla cravatta. Riesce meno bene, certamente e, a volte, le siracche sono meno entusiasmanti, ma l'attitudine a vivere la vita come un viaggio mi è entrata dentro e mi pervade soprattutto da quando ho iniziato a viaggiare un po' di più e a raccontare dei mie giri (circa una decina di anni fa o poco più. Esistono ancora sul web le tracce di un viaggio in Sicilia fatto in un'altra vita).

Lo so di esser super fortunato a poter vivere questi momenti e non ho nessun motivo di lamentarmi, ma so anche che pago questa fortuna con la fatica di una vita sbilanciata, senza orari e fuori casa e quindi ancor di più ne apprezzo le sfumature.

Il cerchio di questo giro si chiude dunque qui a Darwin. 
Come tradizione, il post di chiusura di questo blog prenderà forma un po' più in là nel tempo. Giusto per lasciar sedimentare anche gli ultimi lapilli di questa eruzione di emozioni. 

Da domani riprende, come è giusto e bello che sia, il viaggio nella vita di ogni giorno. Il suo racconto, quando merita o quando si può, riprende la strada dell'altro blog www.viaggiodigiorno.blogspot.com


Nessun commento:

Posta un commento